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VIDEO - 12 novembre 2010 Ilaria Cucchi a Viterbo al Salotto delle Sei

"E' un delitto di Stato perché mio fratello è morto mentre si trovava sotto la tutela dello Stato, dei suoi rappresentantied. E' morto in condizioni disumane."
Quanti anni ci sono voluti per avere Giustizia


(clikka sulla foto per vedere il video ed ascoltare Ilaria Cucchi).





























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LA PROCURA INDAGA 4 FURBETTI E SCOPRE DURANTE LE INDAGINI DEI CARABINIERI UNA DEDIZIONE AL LAVORO DI TANTI OPERATORI SANITARI CHE FANNO PIU' DEL LORO DOVERE NELLA PIENA
CONSAPEVOLEZZA DELL'IMPORTANZA DEL LORO LAVORO. LA PROCURA HA FATTO CENTRO. SOSPESI I 4 FURBETTI DAL GIP DI VITERBO SORPRESI IN ATTIVITA' PRIVATE DURANTE LE ORE DI LAVORO...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Terrorismo e stalking giudiziario. Un bavaglio alla stampa... o forse no

Oscurare articoli di giornale che riportano verità è terrorismo giudiziario mafioso per intimidire il giornalista. Se fatto con Atti contro sentenze Cassazione SSUU che lo vietano senza neanche minimamente dimostrare che non sia vero ciò che viene scritto, o forse proprio perché sia vero... è uno stupro a chi lavora con onestà e crede e si rivolge alla Giustizia ma è tradito da chi dovrebbe amministrarla. E' un gravissimo abuso di alcuni pm e giudici per favorire un avvocato che ha sbagliato ma deve essere coperto.

Decine di segnalazioni all'Ordine degli avvocati, denunce in Procura, opposizioni a richieste d'archiviazione: tutto messo a tacere. Oscurati articoli giornalistici che potevano smascherare un sistema di poteri forti, una fitta trama di privilegi, concessioni, benefici, immunità. Avvocati inattaccabili, intoccabili, ingiudicabili, la Casta li difende, li copre, li favorisce, imbavagliando la stampa.
Avvocati che si definiscono, a propria discolpa accusando chi li smaschera, "appartenenti alle più importanti famiglie forensi viterbesi", che svolgono "attività di Avvocato (A maiuscola, sic) nello studio legale che è anche del padre e fu del nonno!, (punto esclamativo, sic) appartenendo quindi ad una famiglia molto nota nel Viterbese, in particolare nell'ambito forense". "Infine domandiamo alla signora Patrizia Coppa se si rende conto del costo che le comporterà aver infangato l'onorabilità di professionisti!!!!". (sic. Stavolta ben quattro punti esclamativi, ndr).

Ma infangare l'onorabilità di un avvocato, vuol dire svolgere il proprio lavoro e raccontare la realtà? E per questo si deve anche pagare? E se ti scontri con un avvocato che aveva il padre ed il nonno avvocato, ti devi rassegnare  perché non hai diritti? La legge è uguale per tutti... quelli che appartengono alla Casta.

Tutto ciò accadeva al Tribunale di Viterbo. Quando si osava scrivere su avvocati che commettevano reati o giudici che li coprivano, si veniva messi al rogo. diffamazione e tritacarne nei corridoi del Palazzo di Giustizia, nelle chat degli "avvocati viterbesi" e voci dei "castisti" che arrivando ai giudici riuscivano ad influenzarli a proprio piacimento . Seguivano Processi farsa e condanne con pignoramenti del patrimonio del giornalista, perquisizioni in casa e raffiche di rinvii a giudizio senza alcuna attività ed indagine panale, così sulla parola degli apparteneti alla Casta.

Ma noi di Viterbotv, abbiamo sempre denunciato una simile ingiustizia, ritenendo che gli avvocati che sbagliano, siano uomini come tutti gli altri, e vadano giudicati ed eventualmente condannati, come tutti gli altri. I giudici che li aiutano, sono uomini che si lasciano corrompere o influenzare da chiacchiere di corridoio. Ma la Giustizia c'è, la Legge c'è, erano gli uomini che di volta in volta la amministravano che potevano essere collusi. E finalmente un cambiamento c'è stato, proprio perché non tutti gli uomini sono uguali e alla fine, con i recenti cambiamenti e sostituzioni di giudici e procuratori, qualcuno si è accorto di cosa stava accadendo ed ha riportato un certo equilibrio. Vero. Onesto. Responsabile. In una parola, Giusto.
Denunciare a Roma in Appello, ciò che accadeva a Viterbo ed essere ascoltati e vincere era facile, estremamente facile, abbiamo ascoltato avvocati che impostavano le cause solo in funzione dell'Appello, ma ottenere Giustizia a Viterbo sarebbe stato ancora più bello. e ci siamo riusciti, o almeno abbiamo iniziato.


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Donne in Opera 2018

“Sono di Viterbo, ho frequentato il Liceo e mi sono formata qui, adesso ho realizzato il mio sogno di diventare magistrato”. Il Sostituto Procuratore della Repubblica Paola Conti, si racconta e consiglia le giovani donne viterbesi esortandole a lavorare perché solo così saranno donne libere.

(clikka sulla foto per vedere il video)






















(in foto il Sostituto Procuratore della Repubblica Paola Conti)

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Viterbotv.it sta per cambiare look, a breve la nuova veste grafica


Viterbotv.it
negli anni 2008-2018

I nostri collaboratori:

Paola Pucciatti
cronaca giudiziaria (2016),

Annamaria Lupi interviste video (2012),

Barbara Bianchi rassegna stampa e cronaca giudiziaria (2016),

Mauro Galeotti
video e cultura (2008-2018)



(clikka sul titolo per vedere il video o l'articolo)
Giallo di Gradoli, parte il processo d’appello PDF Stampa E-mail
Mercoledì 23 Maggio 2012 16:05

Di Paola Pucciatti


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No all'Italia senza Province PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Gennaio 2012 21:37
Di Annamaria Lupi


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Rassegna stampa del quotidiano www.viterbotv.it del 1° aprile 2016

con Barbara Bianchi

























Rassegna stampa del quotidiano www.viterbotv.it del 12 maggio 2016


con Barbara Bianchi

























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Viterbo CRONACA INQUIETA, MOLTO INQUIETA Sei bello, alto, anche troppo alto, fiero, possente, hai una presenza da cardinale, ma non parli, lasci che tutto scorra, che tutto passi
Mauro Galeotti

Lino Fumagalli, vescovo di Viterbo

Caro Lino, togliamo il signore, il don, il monsignore, l'eccellenza e dintorni, tutti fronzoli che non servono a nulla, parliamoci tu per tu, da uomo a uomo, ma a te quanto interessa la nostra santa Rosa?

Non sento la tua voce, né a destra, né a sinistra, cerco leggo di qua e di là, ma la tua voce non la sento.

Mi sai dire quanto valgono le parole che reciti con tanta enfasi, quando il reliquiario col cuore di santa Rosa esce dal Duomo?

Ti vedo lassù in cima alla scala che conduce alla Cattedrale, e parli, e parli e parli, devo dire anche bene, sei molto bravo, riesci ad entrare nei nostri cuori, sì sei davvero bravo a esaltare Rosa di Viterbo, la bambina prodigio.

Poi durante l'anno più nulla e più nulla in questo momento così delicato per santa Rosa e le suore che l'hanno custodita per secoli e secoli e tu... stai zitto?

Ora che dovresti parlare, stai zitto?

Sei bello, alto, anche troppo alto, fiero, possente, hai una presenza da cardinale, ma non parli, lasci che tutto scorra, che tutto passi.








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Giudice Colonnello oggi in aula avvisa gli avvocati: “Da oggi per le vostre assenze ingiustificate e ripetute TOLLERANZA ZERO!”.
Finalmente un giudice che mette in riga gli avvocati.
Il giudice ha segnalato un professionista assente per la quarta volta, al Presidente dell’Ordine degli avvocati di Viterbo ed alla commissione disciplinare di Roma, nonché al Presidente del tribunale di Viterbo. È accaduto oggi in Tribunale, e subito un gruppetto di avvocati ha fatto “comunella” con il loro presidente avv Sini. Stavolta però la segnalazione è andata a Roma e li, come hanno commentato gli stessi avvocati presente, le cose sono diverse (per non ripetere le stesse parole un po’ più forti, ma facilmente immaginabili) e non ci si salva ricorrendo sotto la gonnella del Presidente.
Grande giudice che comincia a sconvolgere le acque stagnanti di una Casta che si difende da sola. Si proprio così perché ogni volta che un cittadino fa una segnalazione, l’Ordine fa quadrato attorno all’avvocato segnalato, anche perché a giudicare sono sempre loro.












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Satura quidem
tota nostra est


La nuova rubrica di viterbotv

La Sa
Tira Tira

RACCOLTA - SATIRA
(clikka per vedere l'archivio degli articoli precedenti)

Anche i giudici ridono.
Sketch esilarante dell’avvocato FAVA in aula davanti al giudice MIGNO. Il giudice rileva una anomalia nella notifica e quindi rinvia il processo e chiede all’avvocato dell’imputato perché non lo facciano gli avvocati, ma deve sempre farlo lui d’ufficio.
L’avvocato Mancini risponde che non vedendo il cliente non può sapere quando abbia avuto la notifica, allora il giudice domanda come mai non lo veda visto che è il difensore di FIDUCIA.
Risposta: "di fiducia" non vuol dire per forza vedere il cliente e comunque non lo VEDO PERCHÉ È INCAPACE DI INTENDERE E VOLERE.
“Ah ecco, adesso si spiega perché TI HA NOMINATO!”.
Feroce battuta dell’avvocato Fava, nota il giudice,
ma FAVA RISPONDE: giudice mi devo rifare di tutte le battute che fanno a me!
In aula era presente anche MAZZATOSTA.... bel match!

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Il DIRITTO DI SATIRA

Saldamente ancorata ad una tradizione millenaria, la satira costituisce la più graffiante delle manifestazioni artistiche. Basata su sarcasmo, ironia, trasgressione, dissacrazione e paradosso, verte preferibilmente su temi di attualità, scegliendo come bersaglio privilegiato i potenti di turno. Anzi, più in alto si colloca il destinatario del messaggio satirico, maggiore è l'interesse manifestato dal pubblico.

Essendo una forma dell'arte, il diritto di satira trova riconoscimento nell'art. 33 Cost., che sancisce la libertà  dell'arte. Ma è una forma dell'arte particolare. Il contenuto tipico del messaggio satirico è lo sbeffeggiamento del suo destinatario, che viene collocato in una dimensione spesso grottesca. La satira mette alla berlina il personaggio al di sopra di tutti, l'intoccabile per definizione. Esalta i difetti dell'uomo pubblico ponendolo sullo stesso piano dell'uomo medio. Da questo punto di vista, la satira è un formidabile veicolo di democrazia, perché diventa applicazione del principio di uguaglianza. Non a caso è tollerata persino nei sistemi autoritari, fortemente motivati a mostrare il volto "umano" del regime.


Oltre sette anni d’inferno e il caso del finanziere si sgonfia nel cassetto PDF Stampa E-mail
Venerdì 17 Febbraio 2017 12:19

Oltre sette anni d’inferno e il caso del finanziere si sgonfia nel cassetto



Quando la decadenza dei termini restituisce la vita, ma non la soddisfazione.
E’ facile mettere alla gogna sulla stampa un rappresentante delle forze dell’ordine, accusato e mediaticamente svergognato senza attendere l’esito delle indagini.

Certo, la notizia dell’imputazione crea audience, aumenta la vendita dei giornali, appassiona i lettori, i siti online possono rivendersi i numeri degli accessi per procurarsi pubblicità. Così va il mondo. Ma quando poi il pallone si sgonfia, quando la lungaggine delle indagini lascia presumere dubbi o scarsità di materiale a sostegno dei capi d’imputazione, quando le prove iniziali non producono alcun provvedimento dopo tanti anni d’indagini, aule e rinvii, ecco che il caso non fa più notizia e si liquida cercando ancora una volta di indurre il lettore a un pensiero di colpevolezza rimasta impunita.

Certo, per alcuni giornalisti sarebbe stato più utile descrivere l’impiccagione minuto per minuto, ma purtroppo per loro non è andata così, nonostante la vittima sia stata abbandona al destino che i giudizi affrettati e i titoli cubitali dei giornali hanno alimentato per perseguire l’obiettivo editoriale che tanto piace al pubblico. La forca!

A volte per gestire meglio l’istinto primordiale basterebbe porsi una semplice domanda: E se al suo posto ci fossi stato io che amo tanto vedere la forca in azione per gli altri? Avrei forse preteso più prudenza prima di essere ucciso con la lingua e con la carta stampata?

Cosa potrebbe avvenire nella sfera personale, familiare, sociale e lavorativa di un uomo formatosi alla disciplina, ai più alti valori istituzionali e di Patria, alla tutela del patrimonio pubblico, alla repressione della criminalità, al soccorso e a tutte le attività connesse all’ordine pubblico, se ingiustamente viene falciato da inesistenti accuse o, quantomeno, da accuse mai dimostrate? Potrebbe avvenire un crollo psicologico! Quei valori che tanto hanno irrorato le vene di un onesto e irreprensibile servitore dello Stato si trasformano in un macigno di vergogna che potrebbe distruggere una carriera, una famiglia, una vita di relazioni.

Il maresciallo della Guardia di Finanza ha provato sulla propria pelle tutto ciò, per il peso insopportabile di un’accusa mai provata, convocazioni in tribunale, anni di tormenti, rabbia e tante, tante spese e notti insonni. Ma fortunatamente ciò che non è mai mancata al ligio sottufficiale è stata la forza e la determinazione di combattere con tutte le proprie forze insieme ai suoi legali, per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestatigli. E non essendoci stata nessuna sentenza in grado di sostenere alcuna accusa nei suoi confronti nei lunghi tempi a disposizione della Magistratura, non riteniamo sia il caso ricordare nemmeno a grandi linee l’infamia che lo ha sporcato per oltre sette lunghi anni. Anni di sofferenze, preoccupazioni e spese oltre le proprie possibilità economiche.

La situazione vissuta dal maresciallo non è sicuramente da augurare a nessuno. Ora, però, è giunto il momento di restituirgli tutta la stima e il rispetto che gli sono stati tolti.

Il sottufficiale ha sempre atteso e sperato in un giudizio finale di chiara assoluzione, d'altronde altri soggetti coinvolti sono stati da tempo definiti, mentre egli ha cercato fino all’ultimo di dimostrare la propria innocenza ed estraneità, certo di poterlo fare nell’udienza fissata per lo scorso 6 dicembre, tanto era la sua serenità con la propria coscienza. Nulla di fatto, rinviata a fine gennaio, e nel frattempo è scattata la prescrizione dei termini. L’imputato resta ingiudicato e può scegliere se rinunciare a questa procedura di legge o chiedere di proseguire per raggiungere l’assoluzione. Ma si può lottare in eterno continuando a pagare i legali e perdendo il sonno, la salute e la serenità? No! A volte è meglio rinunciare e dimenticare… tempo permettendo.

E’ così che il giorno 31 gennaio 2017 presso l’aula 5 del Tribunale di Viterbo si è scritta la parola fine a una brutta storia.

Mauro Galeotti