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Oltre sette anni d’inferno e il caso del finanziere si sgonfia nel cassetto PDF Stampa E-mail
Venerdì 17 Febbraio 2017 12:19

Oltre sette anni d’inferno e il caso del finanziere si sgonfia nel cassetto



Quando la decadenza dei termini restituisce la vita, ma non la soddisfazione.
E’ facile mettere alla gogna sulla stampa un rappresentante delle forze dell’ordine, accusato e mediaticamente svergognato senza attendere l’esito delle indagini.

Certo, la notizia dell’imputazione crea audience, aumenta la vendita dei giornali, appassiona i lettori, i siti online possono rivendersi i numeri degli accessi per procurarsi pubblicità. Così va il mondo. Ma quando poi il pallone si sgonfia, quando la lungaggine delle indagini lascia presumere dubbi o scarsità di materiale a sostegno dei capi d’imputazione, quando le prove iniziali non producono alcun provvedimento dopo tanti anni d’indagini, aule e rinvii, ecco che il caso non fa più notizia e si liquida cercando ancora una volta di indurre il lettore a un pensiero di colpevolezza rimasta impunita.

Certo, per alcuni giornalisti sarebbe stato più utile descrivere l’impiccagione minuto per minuto, ma purtroppo per loro non è andata così, nonostante la vittima sia stata abbandona al destino che i giudizi affrettati e i titoli cubitali dei giornali hanno alimentato per perseguire l’obiettivo editoriale che tanto piace al pubblico. La forca!

A volte per gestire meglio l’istinto primordiale basterebbe porsi una semplice domanda: E se al suo posto ci fossi stato io che amo tanto vedere la forca in azione per gli altri? Avrei forse preteso più prudenza prima di essere ucciso con la lingua e con la carta stampata?

Cosa potrebbe avvenire nella sfera personale, familiare, sociale e lavorativa di un uomo formatosi alla disciplina, ai più alti valori istituzionali e di Patria, alla tutela del patrimonio pubblico, alla repressione della criminalità, al soccorso e a tutte le attività connesse all’ordine pubblico, se ingiustamente viene falciato da inesistenti accuse o, quantomeno, da accuse mai dimostrate? Potrebbe avvenire un crollo psicologico! Quei valori che tanto hanno irrorato le vene di un onesto e irreprensibile servitore dello Stato si trasformano in un macigno di vergogna che potrebbe distruggere una carriera, una famiglia, una vita di relazioni.

Il maresciallo della Guardia di Finanza ha provato sulla propria pelle tutto ciò, per il peso insopportabile di un’accusa mai provata, convocazioni in tribunale, anni di tormenti, rabbia e tante, tante spese e notti insonni. Ma fortunatamente ciò che non è mai mancata al ligio sottufficiale è stata la forza e la determinazione di combattere con tutte le proprie forze insieme ai suoi legali, per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestatigli. E non essendoci stata nessuna sentenza in grado di sostenere alcuna accusa nei suoi confronti nei lunghi tempi a disposizione della Magistratura, non riteniamo sia il caso ricordare nemmeno a grandi linee l’infamia che lo ha sporcato per oltre sette lunghi anni. Anni di sofferenze, preoccupazioni e spese oltre le proprie possibilità economiche.

La situazione vissuta dal maresciallo non è sicuramente da augurare a nessuno. Ora, però, è giunto il momento di restituirgli tutta la stima e il rispetto che gli sono stati tolti.

Il sottufficiale ha sempre atteso e sperato in un giudizio finale di chiara assoluzione, d'altronde altri soggetti coinvolti sono stati da tempo definiti, mentre egli ha cercato fino all’ultimo di dimostrare la propria innocenza ed estraneità, certo di poterlo fare nell’udienza fissata per lo scorso 6 dicembre, tanto era la sua serenità con la propria coscienza. Nulla di fatto, rinviata a fine gennaio, e nel frattempo è scattata la prescrizione dei termini. L’imputato resta ingiudicato e può scegliere se rinunciare a questa procedura di legge o chiedere di proseguire per raggiungere l’assoluzione. Ma si può lottare in eterno continuando a pagare i legali e perdendo il sonno, la salute e la serenità? No! A volte è meglio rinunciare e dimenticare… tempo permettendo.

E’ così che il giorno 31 gennaio 2017 presso l’aula 5 del Tribunale di Viterbo si è scritta la parola fine a una brutta storia.

Mauro Galeotti