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Caso Manca, Ingroia prosciolto PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Aprile 2016 15:48

Caso Manca, Ingroia prosciolto

VITERBO – Prosciolto Antonio Ingroia. Per l’ex sostituto procuratore di Palermo, oggi avvocato, si conclude con un non luogo a procedere l’udienza preliminare che lo vedeva alla sbarra con l’accusa di calunnia nei confronti dell’ex capo della squadra mobile viterbese Salvatore Gava.

Nel mirino, un verbale, a firma di quest’ultimo, in cui è scritto che l’urologo Attilio Manca sarebbe stato in servizio all’ospedale Belcolle nei giorni tra il 22 ottobre e il 4 novembre 2003.

Ma la smentita arriverebbe dagli stessi documenti allegati all’informativa: il giovane dottore non sarebbe stato sul posto di lavoro né il 25, né il 26 ottobre e si sarebbe assentato anche in altre date tra il luglio e il novembre dello stesso anno.

Date sovrapponibili al periodo in cui il boss della malavita Bernardo Provenzano, sotto falso nome, si sarebbe fatto operare in Provenza, per problemi alla prostata: se così fosse, sarebbe del tutto lecito pensare che, dietro alla morte dell’urologo, si celi in realtà un omicidio mafioso. Manca avrebbe visto troppo e bisognava metterlo a tacere.

Per la Procura questa strada non è percorribile: è scritto nero su bianco, a firma di Gava, che Manca, in quei giorni, era a lavoro a Viterbo. Dietro la sua morte, un’overdose da eroina. Niente di più.

Ma Ingroia non ci sta: il difensore della famiglia Manca non si risparmia nel dire come quel verbale fosse stato volontariamente manomesso e falsificato. D’altronde l’ex capo della squadra mobile non era nuovo a certi atteggiamenti.

Quando l’ex sostituto procuratore definisce falsa e anomala l’informativa di Gava, lo fa consapevole di chi questo sia in realtà: “un ex funzionario di polizia destituito, condannato con sentenza definitiva per aver rappresentato il falso su un documento ufficiale. Il Dottor Gava è un pregiudicato e di questo va tenuto necessariamente conto”, ha sottolineato il difensore Perici.

“Ingroia ha solamente commentato un verbale che afferma cose contrarie ai documenti ad esso allegati”: come si fa, dunque, a dire che quelle parole furono calunniose? ”Furono solamente un corretto giudizio in relazione ad un atto di polizia giudiziaria palesemente anomalo.”, ha proseguito lo stesso.

La decisione del Gup arriva poco prima delle 13: proscioglimento perché il fatto non costituisce reato.

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