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PROCESSO SANITOPOLI - PARLA "L'UOMO NERO" PDF Stampa E-mail
Lunedì 29 Febbraio 2016 13:04
PROCESSO SANITOPOLI - PARLA "L'UOMO NERO"

COSì SI AUTODEFINISCE PAOLONI

VITERBO – Sanitopoli, la parola passa agli imputati: a rompere il ghiaccio, in aula, è Mauro Paoloni, braccio destro dell’ex direttore generale della Asl viterbese Aloisio.

Paoloni si è molto soffermato a ribadire di aver avuto rapporti soltanto con il suo diretto referente, il direttore generale Aloisio, non parlava mai con nessuno, neppure nei corridoi, tanto da essere definito "l'uomo nero".

Più di tre ore di domande e risposte, nel corso di un esame che ha ripercorso gli aspetti più controversi del processo: dall’appalto pubblico, poi trasformatosi in procedura negoziata, per il servizio di lavanderia e sterilizzazione alla scuola d’arte per disabili Aureart. Dalla creazione della Cittadella della Salute all’analisi di tutti i saldi e movimenti contabili dei libretti al portatore di proprietà di Paoloni. Passando, poi, per la bufera esplosa nel corso della scorsa udienza di gennaio in cui Gorgoni denunciò di come, per fare carriera all’interno dell’azienda sanitaria, bisognasse imparentarsi con dei partiti politici. Uno in particolare, quello della Margherita, quello che faceva riferimento ad Aloisio.

Nessuna emozione, nessun timore. Tanta voglia di riscatto e di fare luce sulla burrascosa vicenda che lo ha portato, nel gennaio del 2009, a dimettersi e “a non accettare più alcun tipo di incarico all’interno della pubblica amministrazione, nonostante mi vengano fatte continue offerte di lavoro”. E’ un Paoloni pronto a mostrare documenti e a esibire le prove delle sue capacità. Un consulente strategico sicuro della sua professionalità e buona fede.

“La mia ex moglie ha lavorato presso il centro artistico ricreativo per disabili Aureart – finanziato dalla Asl - ma sono sempre stato contrario a questa sua occupazione: avrei preferito che andasse a lavorare nella scuola pubblica, avendo anni prima vinto un concorso.  La lasciai fare: all’epoca eravamo già in crisi matrimoniale, non volevo creare altri motivi di scontro.”, ha specificato Paoloni, difendendosi dall’accusa di abuso d’ufficio. Secondo i Pm, infatti, è grazie alla sua posizione all’interno della Asl che avrebbe procurato il posto di lavoro alla moglie. Ma lui smentisce categoricamente e torna a sottolineare come il suo operato riguardasse in maniera esclusiva il bene dell’azienda sanitaria.

“Quando siamo arrivati ai vertici della Asl, io e l’allora dg Aloisio abbiamo dovuto attuare delle modifiche sostanziali nella gestione e nell’organizzazione della struttura.”, ha sottolineato. L’eredità raccolta era tutt’altro che rosea: due gli esempi eclatanti “di sprechi e disorganizzazione”.

“Gli uffici amministrativi aziendali si trovavano a Viale Trento, mentre la sede della direzione a Piazza del Duomo: oltre alle spese inutili (ed altissime) per gli affitti dei vari siti, si sentiva forte la necessità di accentrare i vari organi dell’azienda. Creammo quindi la Cittadella della Salute, in attesa che si concludessero i lavori del nuovo padiglione di Belcolle.”.

Padiglione che si trova, ancora oggi, in fase di cantiere: “Potremmo avere una Asl indipendente, un’unica struttura che accolga pazienti, dirigenti e amministrazione: ma è un sogno che non si realizzerà.”.

Un direttore generale, dunque, che, assieme al suo consulente strategico, avrebbe dato un nuovo volto alla malmessa Asl locale, riorganizzandola e razionalizzandola.

E cosa avrebbe sbagliato Paoloni della sua missione? “Ho fatto tutto quello che mi era possibile. Me ne sono andato dopo aver dimezzato le uscite della Asl e massimizzato le risorse che la Regione ci metteva a disposizione, nonostante, di anno in anno, diminuissero.”.