Contenuto Principale
Genio e Sregolatezza, un processo tutto da rifare PDF Stampa E-mail
Martedì 23 Febbraio 2016 18:44

VITERBO – Mesi e mesi di udienze ormai inutili. Decine di testimoni da riascoltare. Intercettazioni da trascrivere da capo. Tutto da rifare. Dal nulla. Il rimpasto del Collegio di Giudici, dopo il trasferimento del Dott. Eugenio Turco, ha prodotto, sul maxi processo ‘Genio e Sregolatezza’, i risultati insperati, ma alquanto scontati.

Il fantasma dell’ ’inutilizzabilità degli atti’ si è infatti abbattuto, in pieno, su più di due anni di udienze, ora buttati al vento.  In altre parole, tutti gli atti, le testimonianze, le versioni raccolte nel corso dei precedenti incontri non potranno essere utilizzate o lette dai Giudici che compongono il nuovo Collegio: il processo riprenderà il 22 marzo con la convocazione dei primi testi del Pubblico Ministero. Poi altre udienze, già fissate, fino alla fine dell’anno. Otto in tutto, per tentare di recuperare il tempo perduto.

“Genio e Sregolatezza” esplose nel 2012, quando, a seguito di indagini condotte dalla Forestale, finirono in manette 13 persone per corruzione e turbativa d’asta. Sarebbero state tutte, a vario titolo, coinvolte all’interno di un sistema di tangenti e mazzette, ben organizzato e radicato, per favorire un ristretto numero d’imprese del territorio.

Principali indagati i due funzionari del Genio Civile, Roberto Lanzi e Gabriella Annesi, accusati di intascare tangenti in cambio di appalti e favori ad un oligopolio di imprenditori.