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COME DIFENDERSI NEI CASI DI PATROCINIO O CONSULENZA INFEDELE PDF Stampa E-mail
Mercoledì 27 Marzo 2013 08:11

Un'avvocatessa del Foro di Viterbo, con il vizio di perdere tutte le cause civili, perché dimenticava di depositare i documenti e le prove, le perizie e le fatture comprovanti i danni di cui si chiedeva il risarcimento, finalmente si è riscattata, ed i documenti li ha depositati tutti insieme in una unica causa, forse pensando di bilanciare un po' la situazione. Un centinaio di fogli, ma nell'unica causa dove non doveva depositarli! Naturalmente persa anche quella.

Ma a questa qui non dovrebbero radiarla dall'Ordine degli Avvocati, a questa va tolta la Laurea in Giurisprudenza.



IL VADEMECUM

L’infedele patrocinio, cioè il tradimento del cliente in giudizio da parte del proprio patrocinatore o consulente, è un reato tra i più ignobili.

Il cliente può difendersi nell’ambito delle vigenti Leggi.

ALCUNE BREVI INDICAZIONI:

  • può bene accadere, come può avvenire in ogni buona famiglia, che anche nella classe forense - e nelle altre categorie professionali - si possa incontrare un professionista disonesto od incapace, verso di questo resta fermo il diritto del cliente di procedere ad accertare la relativa responsabilità, anche penale;

 

 

  • informatevi preventivamente sull’affidabilità del professionista, possibilmente presso suoi clienti, tenete presente che non sempre tariffe alte e studio importante sono garanzie di sicurezza;
  • verificate l’interesse del professionista alla vostra difesa, fate un accordo scritto e pagate sempre con assegni, per avere prove nel caso d'eventuali contestazioni. Non consegnate documenti originali senza avere in cambio una ricevuta, fornite solo fotocopie;
  • intervenite alle udienze: se non è tutto chiaro chiedete formali spiegazioni a mezzo lettera raccomandata AR. Imparate a consultare i Codici, parlate con altri avvocati e consulenti ed eventualmente associateli alla difesa;
  • diffidate dei continui rinvii, delle perizie tecniche incomplete, delle spiegazioni poco chiare, dei mancati interventi in udienza, e del mancato ritiro della sentenza, questa dopo un anno diviene irrevocabile;
  • prestate attenzione alle fasi finali dell’istruttoria: udienza collegiale, deposito conclusioni, deposito replica. Visionate questi documenti ed eventualmente esigete correzioni ed annullamenti, se non avete riscontro revocate il mandato al professionista articolando quello che è il giustificato motivo a tale decisione;
  • ricordate che in base all’art. 76 delle Norme d’attuazione del Codice di Procedura Civile, la parte ha diritto di visionare gli atti in Tribunale, e di ottenerne copie: e’ consigliabile farlo dopo ogni udienza in modo da poter visionare i documenti con calma e poterli verificare insieme a persone competenti;
  • in caso d’accertata violazione degli obblighi professionali da parte del proprio delegato, revocategli subito il mandato - ben articolando nello scritto quello che è il giustificato motivo a tale decisione - e chiedete la restituzione degli onorari ed il risarcimento danni; se la Vostra richiesta non dovesse avere riscontro chiedete una conciliazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista ed esigete copia del relativo verbale;
  • qualora il tentativo di conciliazione non fosse soddisfacente chiedete al Consiglio dell’Ordine un procedimento disciplinare ed esigete di conoscere la decisione finale;
  • se il procedimento disciplinare dovesse concludersi in un’archiviazione chiedete al Consiglio dell’Ordine l'accesso agli atti e citate il professionista in giudizio: chiedete l’appoggio delle Associazioni degli utenti e dei consumatori;
  • se avete prove fondate denunciate il professionista alla Procura della Repubblica: e’ un atto indispensabile per la salvaguardia dei propri interessi. La denuncia penale è un atto importante: prima di presentarla raccogliete documenti, prove e testimonianze;
  • l'Ordine professionale è vigilato dal Ministro della Giustizia, pertanto se ravvisate irregolarità scrivete al Ministro;
  • il patrocinio o consulenza infedele è un reato previsto dall’art. 380 del Codice penale ed è punito con la reclusione e con la multa ed è perseguibile d’ufficio: questo comporta che l’Associazione degli utenti e dei consumatori alla quale siete iscritti vi può sostenere con una denuncia c.d. ad adiuvandum.

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Per difendere i tuo diritti rivolgiti ad:

ASSOCITTADINI ASSOCIAZIONE DEGLI UTENTI E DEI CONSUMATORI

Via Antonio Baiamonti 10 - 00195 Roma - Tel. 0637350429

Sportello telefonico 0630891957 - 3476616218

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